Trips

“I’ll be there for you”

Dopo una settimana che non ho visto altro che il giardino del Homestead Studio Suites – casa mia – guardando fuori dalla mia cameretta scura e triste, oggi è arrivato il momento di passare finalmente oltre Reston, Virginia ed andare in D.C.

Volevo vedere la parata del Cherry Blossom Festival, che viene festeggiato ogni anno, per ricordare la donazione di 1000 alberi di ciliege del popolo giapponese nel 1912.

Stamattina alle 7:45, facendo il primo giro del bordo, chiamato caffé, me ne sono resa conto, che l’evento che chiude il festival inizia alle 10 della mattina. Non avevo ancora il SmarTrip Card e neanche sapevo, come arrivare in città. Ma avevo tutta la giornata per capire e avevo i migliori applicazioni “ever”:

Come il destino vuole – e ve lo giuro, potete essere tranquilli, il destino lo vuole sempre, ma SEMPRE – sul secondo autobus che mi portava finalmente al metro – che poi mi portava sul National Mall – quindi salendo su questo secondo autobus e chiedendo – all’italiana – informazioni dall’autista che invece facendo all’americana incazzato del sabato non voleva rispondere – mi ha approcciato un ragazzo, dicendomi che anche lui va in città, quindi posso seguirlo. Bene.

Come poco dopo si è chiarito, era da Manila, come poi tra 20 secondi si è chiarito un nostro 3° compagno di viaggio era il suo vicino di casa. (I Philippines ha ca. 80 millioni abitanti, è quasi impossibile incontrare il proprio vicino di casa sull’autobus da Reston a DC., invece…il destino….). Insomma, altri 20 secondi per capire che questo povero ragazzo, identifichiamolo con il nome: Bryan, qui in Reston è il MIO vicino di casa, abitiamo a 3 porte…((((destino))))

Alla fine abbiamo passato insieme tutto il giorno. Assicurandoci a vicenda che l’altro poteva andare a fare affari propri e non era obbligato a stare lì, alla fine eravamo felici a non dover essere da soli. Le Isole Filippini deve essere un paese fantastico, a parte della fame ovviamente. Clima tropicale, circa 7000 isole a disposizione, seconda lingua ufficiale l’inglese….Infatti Bryan ovviamente parla perfettamente l’americano, lavora come sales-manager per un IT company. Un suo amico abbiamo poi incontrato durante il giorno. Un web-designer, una persona molto divertente, francamente tutto il giorno abbiamo solo riso e fatto delle foto.

È una cosa interessante, quando uno sviluppa delle radic(inett)i in un posto. Voglio dire, ovvio, ci siamo visti per un solo giorno, possono anche essere dei serial killer, ma in questo momento è importante l’effetto che hanno su di me. Sono più tranquilla, la sera, se non ho altro da fare, posso passare da qualcuno, posso parlare con qualcuno – il CNN continua a non rispondere alle mie domande – e come se fossi più a casa.

Ach, quanti pensieri sull’umanità, sull’amicizia, sul globale – nel senso buono – avevo oggi. È pazzesco qui. Voglio dire, poi, quando loro sono andati da un amico per festeggiare il suo compleanno ed io ho scelto di tornare a casa, sul metro ero seduta accanto di un tcick-normale americano. La prima cosa che mi chiede, chi sono, dove sto andando, cioè parla con me. Non si lamenta sulla politica, o sui servizi del trasporto pubblico, ma parla. E non ho mica le tette giganti, che poteva essere per quello, voglio dire, forse è normale, forse sono – almeno sembrano – più…..mi dispiace Europa, ma più…umani…..hanno il loro identità, non temono l’immigrazione, perché sono forti comunque, ovunque si vede una bandiera americana, vestono dei T-Shirt della città di provenienza, sono……fieri – maledizione – della propria provenienza, Italia, svegliati, Ungheria svegliati, si costruisce qualcosa solo FACENDO PARTE, se sei e vuoi essere parte del tuo paese. 

Stamattina ho visto dei volontari in questo quartiere che raccoglievano l’immondizia per strada. La settimana scorsa ho visto persone che avevano raccolto soldi per un giardino per fare delle verdure biologiche per l’uso proprio. Cioè, ho la sensazione che è tutto possibile, come se si realizzasse la propria cittadinanza diversamente, se ne fanno uso, non lo subiscono. O non so, uno dei lettori – se mai mi legge qualcuno – potrebbe aiutare a venire alle pettine di questo nodo, perché è importante capire, perché riescono a fare queste persone la fila davanti alla porta dell’autobus, lasciando spazio tra la schiena della persona davanti e il proprio alito mettendo in conto, che non si entrerà per minuti, ma capendo che ovviamente si entrerà e che non c’è bisogno di spingere e fare la simulazione di un liquido fluente solo per risparmiare 10 secondi e non risparmiare i propri nervi, perché si aiutano a vicenda a vestirsi e togliersi il capotto nel metro, perché è normale qui amare il proprio paese e non solo odiare il governo e il sud e il nord e il est e ovest o il vicino o chessò io chi….Per ora sono sicura solo che è un paese diverso…ma quasi sicura che è in qualche modo….è….migliore…..

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5 thoughts on ““I’ll be there for you”

  1. Davide says:

    Come ti capisco, è tutto quello che ho visto quando sono uscito dall’europa, o forse solo dall’italia (a parte il Belgio con cui ho avuto una brutta esperienza).
    Stessa cosa in Australia, Canada ecc. non vorrei che qui fossimo troppo vecchi o stanchi o rassegnati per fare qualcosa. O forse troppo “affollati” nei paesini piccoli è un po’ diverso…
    Goditi il viaggio, 😉 io ti leggo…

    • Troppo vecchi dici, infatti, forse con la vecchiaia con cui spesso appare anche l’arroganza, potrebbe essere una chiave alla cosa. oggi guardando le strade di Georgetown….ma, aspetta, se mi leggi, allora lo scrivo lì

    • finalemente ho trovato il modo giusto per dirti benvenuto, sarei felice di ogni commento, insomma, mettersi nella luce vuole anche commenti alla luce. bacioni

  2. Guido says:

    Ciao,
    volevo augurarti buon soggiorno e ringraziarti per farci partecipare alle tue avventure americane. Complimenti per il tuo “diario” é godibilissimo.
    Salutoni dalla Germania

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