Trips

Identità europea?

Sono sempre attorno della stessa cosa, cioè come si possono giustificare i stereotipi che abbiamo sugli altri e che coltiviamo anche – giustamente – per riuscire ad organizzare il nostro mondo e riempire i cassetti delle categorie conosciute con le entità sconosciute che incontriamo nell’arco della nostra vita.
Un prodotto surgelato, preparato, mangiabile in cinque minuti è uguale a una persona che ha poco tempo per cucinare bene o che fa parte di un popolo che non santifica il cibo.
Una borsetta di 400 passa euro è uguale a una persona che da molta importanza alla sua apparenza e si concentra meno sulla funzione degli oggetti.
Borse riciclate riempite con bottiglie riciclabili e cibo biologico è uguale a qualcuno che vuole avere una karma perfetta – forse per compensare una pena nazionale mondiale, che dovrebbe saper gestire con leggerezza, ma non ce la fa, perché troppo responsabile socialemente – e vuole vivere in pace con la natura, uno che pensa al futuro e non se le fa così solo passare la sua vita.
Si possono riconoscere dei popoli in queste proprietà, ma magari, se io identifico l’esempio uno con gli americani, il due con gli italiani e il tre con i tedeschi, vuol dire qualcosa solo sul mio modo di pensare e realizzare, non veramente sui popoli. Io, per certo, vedo tramite i miei occhi, tramite il mio passato e vita, ma forse un’altro ungherese vede le cose similmente, quindi la mia vita non è così individuale, ma fa parte della cultura? Ma cosa vuol dire cultura?
È anche il tipo di stivale che vestiamo, è anche il tipo di macchina, che desideriamo – anche se ci sono massimi dei massimi, come un Lamborghini – occhiali da sole abbassate sul naso per finire il suspense e dire: diablo – ma poi in mezzo ci saranno le scale tra figo e sfigato, come comprarsi un abbonamento di autobus è considerato da stranieri o incapaci da guidare, mentre una cosa qualsiasi su quattro ruote è una cosa decisamente migliore. (pensa, che in questi giorni il mio biglietto di pullman costa lo stesso, mentre una persona con la macchina arriva al lavoro per 30% del costo in più…che secondo me è assolutamente sfigato, ma non vorrei mischiarci la mia battaglia personale verde).
Io, come “io”, come “me”, sono diversa in Ungheria, perché ho studiato in un liceo bilingue; in Germania, perché sono ungherese; in Italia, perché sono dell’Est e infine negli Stati Uniti, perché sono: Europea.
Sentendo questo: Europeo, sembra da ignoranti per la prima vista. Cioè chi è quell’imbecille che è capace di mettere nella stessa pentola un greco con un danese, un italiano con un rumeno o un tedesco con uno spagnolo? Ed invece è così, che mi identificano: Europeo.
Ed ho anche le mie proprietà: sono un collaboratore meno “straight ahead” degli americani, uso più il trasporto pubblico – anzi, si suppone che gli autobus ci siano ovunque nel mio paese~ehhhhh…continente..hech? – le mie macchine vengono considerate, come fighe in Asia, ma come sfigate negli USA – tanto che degli FIAT il CNN raccontava di ricordarsi al modello degli anni 80 che aveva il difetto seriale -, sono una che fa attenzione ai dettagli, come al pavimento sulle strade che non è cemento, ma in genere pietra, e ho una storia considerato ricca, importante.
Ma sono io tutto questo?
Io ero quella dell’Est, quella che veniva in Italia come ballerina nelle discoteche, in Germania, come baby-sitter, in Inghilterra, come qualsiasi cosa, basta che si possa imparare la lingua…
È come fare lo zoom fuori dal google maps, dove prima vedi anche le strade, poi un altro click e vedi solo le confini tra i paesi, dopodiché rimangono solo i continenti.
Quindi sì, sono uguale a un italiano o un tedesco, anzi, anche loro sono uguali tra di loro sullo stesso livello con i greci e finlandesi, basta cambiare la lente d’ingrandimento.
Forse è una storia triste – come piace a dire a Dany – ma come se mi sentissi meglio capire dalla bocca d’altrui di essere tale quale agli altri d’Europa. Come se avessi di nuovo la mia buona reputazione di non essere quella che infesta il mondo occidentale con lavoro poco costoso ma fa parte di una nazione – forse di un continente in conDIVISA -, che ha portato il biro, la soluzione per la febbre puerperale, l’olografia, il cubo rubik, probabilmente il primo sintetizzatore di voce umana, la commutazione nel mondo di telecomunicazioni, il cambio automatico….come un pochetto è un’innovazione ungherese anche la Cogito Monitor come per una parte anche l’intelligenza dei BlackBerry

Ecco, Mondo. Così siamo noi……

..

……Europei

Standard

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s