Trips

How are things going?

Ho sempre evitato di scrivere direttamente sulle mie giornate. Prima per non darvi un’idea sbagliata, su cosa succede qui con me, poi per non darvi un’idea sbagliata diversamente, perché se non sono lì, potete anche capire le mie parole erroneamente. Quindi cercate di capire tutto ciò che scrivo con un mezzo sorriso, pensando al fatto, che ovviamente esagero, perché così diverte di più. Ma, come si dice in Ungheria: la felce non rumoreggia, se il vento non lo muove (in italiano conosciuto come pubblica fama non sempre vana, che mi pare che prenda la cosa all’inverso). Sostanzialmente quello che cerco di dire è che ovviamente le mie esagerazioni hanno un bel po’ di contenuto vero.

Vediamo una mia giornata da lunedì a venerdì:

1. mi alzo verso le 6:30 – 7:00.

2. Se ho poco da fare – come  fino a una settimana fa – cerco di andare a correre un paio di chilometri per avere qualche movimento durante la giornata perché dopo sono incollata a una unica sedia.

3. Torno, doccia, colazione con cereali, caffè rigorosamente italiano – ho portato la mia macchina di caffè – e con CNN per rimanere connessi al mondo.

4. Nel frattempo controllo le mie mail e facebook. In genere ho ca. 15 mail inutili su gmail la mattina, e ogni giorno mi prometto di descrivermi dai vari newsletter di proz e discussioni linkedIn, che comunque non leggo. Invece li cancello ogni mattina.

5. Attacco il Netextender e prego. Davvero, prego che la giornata non inizi con bug che ho segnalato sei mesi fa e saranno stati presi quel giorno in considerazione, prego di non avere problemi su progetti di anni fa, ma riuscire a creare qualcosa per il progetto per cui sono qui.

6. Questo è il momento, quando me ne rendo conto che Dio non esiste.

7. Cerco di spostare le attività del punto 5 su altri innocenti – dai quali mi scuso qui…e finalmente sono operativa.

8. Lavoro.

9. Ascolto le news di mezzanotte e vado a letto.

Ach-ach, ci siete cascati, spero. No, non è così tragica, ma quasi. Dopo il punto 8 quasi non succede niente. Apro la mia porta dell’entrata e guardo i due alberi davanti a casa mia, a cui ho già dato un nome, si chiamano Tee and Beth. Fino a un paio di giorni fa erano completamente pink, ora sono verdi.  Saluto la gente che ogni tanto si ferma e mi chiede, cosa cavolo ci faccio giorno dopo giorno davanti del mio pc da un mese ormai e io li rispondo con gentilezza, che lavoro. Sempre, sì, anche la mattina alle sei ogni tanto, per esigenze del fuso, sì, anche la sera alle dieci, per esigenze della fusa – lasciamo perdere i commenti e spiegazioni, prendetela come un errore del mio italiano. Riprendiamo l’ordine:

10. Per pranzo sento Giorgio. È interessante questo punto, perché essendo stato con lui per 12 anni, di cui almeno i primi 7 in distanza, abbiamo esplorato una perfetta relazione a distanza. Mi ricordo al mio primo fattura mensile di Telekom in Germania nel 1999, ho pagato al mese all’incirca 400 DM di telefonate.

Che considerando il cambio DM € e l’inflazione, ora sarebbe un mezzo stipendio. Dopo quel mese ho affittato il mio primissimo pc – sì, affittato per 500 DM al mese – con un modem integrato di 14.4 kbit/sec ed abbiamo iniziato ad usare Netmeeting. Era fantastico. Potevo vederlo ogni tanto – il webcam mio era un vecchissimo logitech -, potevamo fare dei disegni insieme sul clipboard e molte altre cose romantiche, immaginazione libera a voi. Nei giorni, quando funzionò male in Netmeeting, andavamo in un chatroom privato del yahoo. Poi arrivato il momento di MSN. Adoravo ogni novità technologica e ne conoscevo tutte in quest’ambito.

Se ci penso ora, che quando arriva il punto 10 ed io pranzo, lui cena e siamo assieme al tavolo, facendo brindisi io con un bicchiere di vino, lui con la birra, io un hamburger, lui la pizza davanti, è sorprendente la vicinanza fisica. Come se fosse – è – al – sul – tavolo. Grazie skype, grazie HP e Acer, grazie technologia, Tim Berners Lee, anyone, everyone. You made this relationship possible.

11. Back to work.

12. Vado a socializzare verso le 16 del pomeriggio. Il mio unico punto sociale è il Target, il negozio qui accanto.

13. Apro il vino/la birra e ceno e guardo al televisore i vari telefilm, cercando di non andare a dormire prima delle 4 ore italiane che grazie alle mail che devo finire, i bug che devo segnalare e al fantastico Zinfandel degli USA che ho trovato, in genere è semplice.

14. Vado a dormire. Attaco la sveglia e mi prometto di andare la mattina dopo a correre e non accendere il pc prima, faccio un ripasso mentale, di che giorno abbiamo – oggi ero convinta fino alle 19 della sera, che oggi fosse mercoledì, quanti giorni mi aspettano ancora sulla sedia e cosa farò il weekend per compensare la settimana ferma, morta.

15. Mi sveglio, all’incirca alle 3 del mattino. I motivi sono vari, ma mi sveglio sempre. Penso, cosa devo fare tra un paio d’ore, affaccio la realtà che della corsa del mattino dopo non ne sarà nulla, bevo un po’ d’acqua, e se ancora non riesco a riaddormentarmi, controllo su CNN le novità sul matrimonio di Kate e William – se mi ricordo bene, domattina a questo punto 14 posso finalmente vederli a farsi la promessa, forse dopo posso dormire ogni notte tranquillamente?

Ogni giorno cerco di fare qualcosa che non ho ancora fatto prima. Ieri ho ordinato una pizza americana – schifo, pieno di olio – altroieri sono andata dall’italiano con le colleghe per prendere qualche birra, e oggi? Oggi ho fatto qualcosa di fantastico. Ho trovato il chewing gum perfetto per fare le palle…..

Basically, una mia giornata quotidiana è comparabile a questa palla. Again, immaginazione libera a voi.

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