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ID yourself!

Sembrerà il post di un alcolista nel club degli alcolisti anonimi.
Ma ormai siete come la mia famiglia, dove lavo i miei panni sporchi, quindi non temo commenti negativi. (temo che commenti non ci saranno comunque, come al solito, quindi considero questa piattaforma una specie di diario personale).

Io, quando sono a Riccione, per pranzo volentieri mi bevo un bicchiere di vino, contribuendo così all’economia dell’Italia – rigorosamente vino italiano, anzi preferisco a filiera corta, ma no, al fuso dal Coop non sono ancora arrivata.
Questa mia abitudine non mi appare negativo, credo di essere abbastanza lontana da un’alcolista. Non bevo la Coca Cola, i vari succhi, io sono acqua o vino bevente (faccio un’eccezione per l’Oktoberfest, ma a ogni paese il suo, anche se in Germania ci sono vini ottimi, lì alzo solo il Krug: die Krüger hoch! (Quante settimane ancora all’Oktoberfest?))

Qui già ero preparata, che quando compro nel mio punto sociale – Target – il vino, non me lo danno senza comunicare la mia data di nascita, che poi viene autorizzata dal manager del negozio con un codice. Sì, sono la notoria lenta della fila, solo che qui non mi guarda nessuno. Ach, quante cose da raccontare sull’abitudine delle persone dei vari paesi. Mi sento comunque sempre come una persona, di cui tengono conto. Chissà, se arrivando a un ettolitro di vino, poi mi manda una comunicazione il FDI o qualcun’altro, com’è successo a un amico con un’altra ente, quando ha scaricato illegalmente due film in una notte, e il giorno dopo gli è arrivata una mail che loro, lo sanno.

A questo si aggiunge, che ogni tanto compro il vino al benzinaio, perché semplicemente è 100 metri più vicino a me, è francamente costa uguale.
Questo post è dedicato a loro e alle leggi sull’alcol.

Arrivo al gas station, verso le 12, mi scelgo accuratamente un vino della Virginia – ho cambiato per i vari e fantastici Pinot Noir – e una signorella mi fa capire, che prima delle 12 non posso comprare alcol. Io, faccio fatica a capire certi accenti americani, allora la chiedo ancora: Che cosa? Il vino? Prima delle 12? Mi conferma. Legge dello stato. Allora gironzolo nel negozio del gas station finché finalmente arriva il mio momento, le 12, e posso pagare per il mio vinello e portarlo a casa e provarlo con il solito pasta Barilla all’aglio e olio. Ma non finisce qui. Dopo di aver pagato – 30 $ – me lo sta infilando il nettario in un sacchetto di carta marrone, insomma in una di quelle che si conosce benissimo dai film americani, quello di cui bevicchiano i senza tetto nei gialli degli anni ’80. Io cerco disperatamente di dirle che questo non è un comportamento verde, inoltre io mostrerei anche volentieri nella mia mano quella bottiglia, insomma, è un buon vino, è vino, non è mica veleno per topi, ma mi interrompe: è legge dello stato. Io non ce la faccio più e la quasi urlo: cos’è legge dello stato? Che devo coprire una bottiglia di vino di 30 $ con un sacchetto di carta di 5 cent? Lei rimane tranquilla e mi risponde: sì.
Esco e bevo.

L’altra sera volevo uscire per festeggiare il cinco de mayo. Per questo motivo uno dei bar messicani ha infestato con tavole tutta la strada, c’erano i recinti con la simpatica scritta: No alcohol beyond this point. Io, dopo di essere arrivata dietro del recinto, cerco di comprarmi un bicchiere di ecco: vino, e mi dicono che mi serve un ticket. No, problem, mam, andiamo per il ticket. Trovo il banco, arrivo, chiedo il prezzo e mi dicono di mostrare la mia carta d’identità. Io li guardo, li dico che volevo solo comprare un ticket per un bicchiere di vino (ca**o) e mi dicono che per darmi il ticket, devo identificarmi di essere maggiorenne. Un’altro crollo – forse di felicità – dopodiché gli mostro le mie zampe di galline, guardate, ecco la mia età, ho 36 anni. Non 22, non 25, 36. Si vede. Mi risponde con la calma assoluta che gli dispiace immensamente, ma non può concedermi il ticket. Gli offro la possibilità pure del sacchetto di carta marrone, ma niente da fare, se non piccole e grande risate tra di noi. Esco dal posto, rientro in un altro e senza ID, carta e sacchetto mi butto giù una doppia tequila con sale e limette.

Ma dove siamo arrivati? Non posso comprarlo di mattina, non posso mostrarlo per strada e senza identificarmi a un’addetto del ticket, non posso berlo in pubblico. (Tra l’altro esiste anche la legge che mi riguarda poco, il cosìdetto open container law, secondo cui nella macchina non possono esserci bevande alcoliche aperte. E un’surplus alla legge, che non puoi guidare in stato di ebrezza.)

Buono o no? Le leggi più strani ci sono, esistono e la gente ci convive, le accetta, le vota e le desidera. Per i bambini. Che non devono subire persone per strada che bevono e che non devono vedere che esistono cose, come alcolici.
Non so decidermi, ovviamente a me cambia le abitudini, ma non perché da oggi non mi prendo il bicchiere di buon Pinot Noir al tavolo, invece perché me lo compro il giorno prima – in super-offerta compra 4 per il prezzo di 2 – e forse prima di uscire con il mio passaporto per una festa me lo finisco anche.

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5 thoughts on “ID yourself!

  1. Davide says:

    E’ la mentalità sbagliata, quello che non vedi non esiste, i problemi bisogna nasconderli non risolverli…
    Invece che fare prevenzione e cultura nascondono, dicono che l’alcool è comunque sbagliato, poi i giovani falsificano i documenti per comprare la birra che magari non gli piace ma fa molto proibito!
    D’altro canto sempre loro hanno inventato il proibizionismo….

  2. Davide says:

    ps.: io ti leggo sempre, cerco di sentire quello che provi leggendo i tuoi post, non commento molto perché questa è la tua esperienza e io non sono mai stato negli stati uniti, e come dici tu ogni paese è diverso anche profondamente. Mi ritrovo spesso nei tuoi post, le perplessità e le cose positive che vedi le ho provate anche io quando riuscivo ad andare all’estero più spesso.
    Quindi continua a condividere le tue sensazioni, così ci fai sentire un po’ in viaggio anche noi!

    Grazie….

    • grazie a te, Davide!
      Sì, così, trovo un mondo completamente diverso da tutto e grazie al mio vicino che viene dai Philippines, ho anche delle esperienze sue, come vede e vive lui questi momenti negli Stati Uniti.
      Forse i primi mesi sono i più importanti, quando non sei ancora cieco di vedere le differenze e quando sei ancora impressionabile.
      Dovrei avere una camera in testa per non dimenticarmi di nulla….Può essere buono o no, ma è per certo unico come periodo.

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