Trips

So, that’s it.

Ultima notte a Washington DC.

Dovrei fare un riassunto – o per quello dovrei aspettare di ritornare in Europa? No, quando torno, vi faccio leggere come ci si sente nel vecchio continente dopo un mese e mezzo di ferie, un mese e mezzo di tempo regalato per scoprire il mondo, o almeno una delle sue parti finora sconosciuta.

Ho visto cose, che conoscevo solo dai vari CSI, ho visto cose che ho letto solo sui giornali e ho anche visto cose che non ho mai visto e sentito da nessuna parte, finché non sono arrivata qui.

Non è il mio primo viaggio di un paio di mesi in un paese estero – dove ca**o sono a casa io? Ho vissuto in Ungheria, in Germania, in Spagna, in Italia e ora vorrei saper dire che ho vissuto anche a Washington DC. Veramente ci ho solo passato un paio di settimane, sono sicura che alcuni dei vostri viaggi sono molto più lunghi e visto che non sono correlati al lavoro, probabilmente sono anche più pieni di ricordi.

Cosa mi aspetta ancora?
Un pomeriggio di guardare Beth e Tee, un’oretta di preparare la valigia, una notte – se magari potessi non dormire per godermi ogni momento che posso passare qui -, un’altra mattina sempre guardando Beth e Tee.

Vorrei rivederli e risalutarli anche tra un anno, se possibile.

Mi sento, come una bambina che deve lasciare la colonia estiva.
Ho già calciato un paio di volte la mia valigia, per sentire questo dolore, che venendo ora solo dal cuore, non ha un granché di fisicità. I calci almeno mi hanno procurato mal di diti. Un ricordo dei diti neri mi collegherà allora a Washington? O le foto che ho fatto? I ricordi che ho vissuto? (cioè il mio sedere sulla sedia bar della mia camera?)

Quando sono arrivata, volevo compiere qualcosa in questo tempo. Un corso d’inglese serale – che poi è diventato Brian – un corso di cucina, correre la mia prima mezza maratona, andare ogni weekend in un’altra città e vivere questo mondo così sconosciuto e diverso da tutto quello che ho visto e vissuto ancora. Alla fine ho vissuto qui, come se fossi a casa, forse proprio per questo mi fa così male, mi sento, come se mi staccassero un pezzo dal mio petto.
Mi ricordo che un anno fa, quando siamo tornati da New York con Giorgio, per mesi avevo solo guardata le foto e ogni volta sono esplosa in lacrime. Cosa vuol dire? Sono un’americana latitante? O solo un viaggiatore che non ne può avere abbastanza?

Vorrei essere felice di poter tornare, invece più volentieri pronuncio: devo tornare.
Niente da fare, o Dio ha altri piani per me, o Dio è morto

Adios America, good bye, se ci vediamo ancora o no? Hm….I cross fingers….

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