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Back to India

Questo sembra un titolo, come il Back to the Future, visto che in India andiamo solo dal 11 novembre. Ma in mezzo si è steso la California – 5 giorni pieni di lavoro, quello che potrei dire, non mi fido di urlare in un blog pubblico, non si sa mai, chi lo legge, per il resto avevo solo le stesse impressioni di sempre. America, gli Stati Uniti sono anni luce avanti o indietro in certi casi rispetto a noi, sia questo nel senso positivo, che negativo, andare lì è uguale a fare un giro su una delle montagne russe presenti all’Oktoberfest. Non ho nessunissima intenzione di cambiare opinione sugli Stati Uniti. Sono fatti in un modo che permette la costante crescita della popolazione, si basano su un’ideale comune, piuttosto che su una storia remota, di cui uno – anche se vuole proprio – non può far parte, se non lo ha vissuto, e finché siamo mortali……ecco, a me nessun romano deve parlare dell’importanza di Roma, battendosi il proprio petto. Ecco quel che penso. (oggi sono un po’ troppo diretta forse, mi scuseranno tutti i romani che sono fieri alla loro storia, che non discuto in nessun modo, discuto solo di vivere di una fama ormai passata, senza metterci il proprio nel brodo).

Quindi India. Ho già descritto le nostre prime impressioni, le nostre prime paure, e si è chiarito anche un quadro abbastanza chiaro su cosa vorremmo fare.

Il tutto è iniziato molto facilmente, dopo che abbiamo visto Delhi, dove atterriamo, era quasi obbligatorio, non mancare le prime tre tappe, cioè Jodpur, che viene anche chiamata la città blu, poi Jaipur e Agra, dove speriamo di riuscire anche a fare qualche cavalcata su un elefante indiano – o elefantata dovrei dire?

Dopo andiamo a Varanasi, che è caratterizzato dalla presenza del Gange, il fiume di oltre 2000 km, che attraversa l’India. Questa tappa era interessante per Giorgio, quasi tutto il viaggio è nato di un documentario che lui aveva visto sull’India, dove parlavano di questo costume, che gli indiani bruciano i loro morti alla riva del fiume Gange per poi lasciare portare via i pezzi bruciati dal fiume. (Lasciatemi citare Wikipedia:

“La mitologia indiana afferma che Ganga, figlia di Himavan, re della montagna, aveva il potere di purificare tutto ciò che toccava. Ganga veniva dal cielo e purificava il popolo indiano. Anche dopo il funerale, gli indiani spesso immergono i corpi dei loro morti nel fiume, ritenendo così di purificarli dai loro peccati.”)

E dopo Varanasi un vuoto. Sulla mappa abbiamo indicato varie possibilità, come Digha, che sarebbe un posto all’Oceano, nel golfo Bengalese, Calcutta, che sembrava un posto interessante, ma forse non lo è per passarci più di due giorni, e infine Darjeeling, ovviamente per il te e anche per il film con l’indimenticabile naso di Adrian Brody, ma sembra che ci si arriva solo con un giorno di ritardo a Darjeeling e per essere sicuri che si arrivi dopo per la partenza a Delhi, dovremmo partire da Darjeeling con un giorno di anticipo, ma poi volevamo andare anche a Goa passando per Mumbai, insomma, come tutto il viaggio, anche questa ultima parte – gli ultimi cinque giorni – è caratterizzata da incertezze, da insicurezze, da un sacco di “forse”….Dovrei usare il giorno di oggi per mettere un punto finale su questa storia e potermi rilassare poi, dovendo aspettare solo i vaccini e il visto…..mah….vedremo…

A presto!!!

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